lunedì, 18 dicembre 2017
  • giovani nei metodi

  • concreti nei risultati

  • leggeri nella forma e nel prezzo

La revisione dell’IPPF sulla struttura del framework si è articolata in un decalogo che comprende i criteri per valutare l’efficacia della funzione. Fra i cambiamenti, una nuova chiave interpretativa sulla missione dell’Auditor, che deve essere pronto ad avere un punto di vista originale.

Una professione ha bisogno di autodisciplinarsi. È una questione di credibilità: per elevarsi da mera attività lavorativa a ordine istituzionale, che garantisca la qualità delle attività svolte dai professionisti che ne fanno parte, nonché il rispetto di princìpi deontologici basilari. Ma, anche, per definirne in maniera pacifica missione, natura e scopo, soprattutto laddove questi  abbiano contorni sfumati per i non addetti ai lavori.

Per la professione di Internal Audit, questo compito è stato autorevolmente assunto e universalmente riconosciuto dall’Institute of Internal Auditors (IIA), che fin dal 1968 ha contribuito a fondare lo sviluppo e la condivisione della conoscenza e delle metodologie in materia di Internal Auditing: prima con la promulgazione del Codice Etico professionale; poi con la definizione degli International Standards (1978); infine con l’organizzazione del complesso multiforme di tutte le guidance professionali nell’ambito di un unico framework concettuale, conosciuto come IPPF – International Professional Practices Framework (2000/2009).

Questo percorso, pioneristicamente denominato Vision for the Future, non ha mai di fatto avuto soluzione di cotinuità, sull’impulso di pressioni anche esterne che chiamano la funzione a fornire assurance rispetto a un universo di rischi in persistente trasformazione. E ha raggiunto una tappa fondamentale a luglio 2015, con la revisione dell’IPPF, allo scopo di supportare al meglio gli Internal Auditor nello svolgere un ruolo in continua evoluzione e aggiornamento, con una prospettiva penetrante, proattiva e focalizzata al futuro.

Una rassicurazione è doverosa soprattutto per chi, quest’anno, si sta meritoriamente accingendo a dimostrare la propria professionalità sostenendo gli esami di certificazione dell’IIA: quest’ultima release non ha comportato modifiche concettuali oppure sostanziali agli Standard, che continuano a vigere intatti.

I cambiamenti hanno riguardato “soltanto” la struttura del framework: con la transizione, non solo terminologica, da Guidance Interpretative ad Attuative, per quanto riguarda le linee guida raccomandate; e con l’introduzione, nell’ambito delle Authoritative Guidance vincolanti, di due nuovi componenti, la Mission dell’Internal Auditing e i Princìpi fondamentali per la pratica professionale dell’Internal Auditing (Core Principles). Da ultimo, le Position Paper emanate dalle varie filiazioni dell’IIA, tra cui anche l’AIIA, sono state opportunamente espunte dall’IPPF,  pur riconoscendosene l’utilità, dal momento che presentano specificità, legate ai diversi contesti locali, che non si sposano propriamente con il carattere universalistico e l’aspirazione globale del framework.

L’evoluzione, in ogni caso continuerà: nel corso del 2016 sono attese, infatti, ulteriori modifiche che avranno impatti questa volta diretti sugli Standard, al fine di allinearli con i nuovi Core Principles.

Prima di svolgere riflessioni sulle conseguenze di questi importanti cambiamenti, risulta molto utile soffermarci sulle novità più evidenti, Mission e Core Principles, al fine di fornirne il corretto inquadramento e posizionamento nell’ambito del framework.

“To enhance and protect organizational value by providing risk-based and objective assurance, advice, and insight”. Questa è la missione dell’Internal Auditing, che può essere perseguita conformandosi all’IPPF. Lo statement, potente e diretto, racchiude in una endiadi il fine e l’aspirazione dell’Internal Audit all’interno delle organizzazioni: Enhance & Protect. Proteggere, attraverso l’assurance rispetto alla corretta gestione dei rischi; e migliorare, attraverso la consulenza sull’architettura e l’implementazione dei controlli interni; con l’obiettivo ultimo di aggiungere valore.

Nella descrizione della missione è anche insito l’approccio metodologico da seguire: il risk based Auditing, che da possibile opzione assurge a condizione necessaria per garantire il rispetto degli standard stessi. Emblematico è anche il fatto che la natura dell’Internal Audit è arricchita con ulteriore compito: providing insight. In linea con l’evoluzione del ruolo, tale riferimento enfatizza le capacità/possibilità predittive dell’Internal Auditor, basate sul patrimonio informativo cui può avere accesso, ponendolo non solo come un assurance provider, ma sempre più anche come uno strategic business advisor.

Spesso si suole definire gli Standard come principle-based; fino a oggi il dubbio era legittimo: quali sono questi princìpi? Ebbene, il nuovo IPPF ci ha tolto dall’impasse, articolando in un decalogo i criteri per garantire e valutare l’efficacia dell’Internal Audit.

I Core Principles costituiscono appunto l’effectiveness foundation della professione. Individuano i connotati della funzione: integrità, obiettività e competenza. Stabiliscono come eseguire l’incarico: allineamento con strategia, obiettivi e rischi dell’azienda, posizionamento e risorse adeguate; orientamento alla qualità; comunicazione. Indicano le aspettative: assurance risk based, proattività e promozione del miglioramento organizzativo.

Impatti e prospettive

Con riferimento alla Missione, la traduzione italiana del termine insight (competenza) non rende appieno il significato davvero innovativo degli obiettivi della funzione; in senso generale significa certamente comprensione e conoscenza; ma il termine identifica propriamente la perspicacia e l’intuito, finalizzati a manifestare una visione, un’idea o un’opinione. La portata innovativa del termine è apprezzabile e richiede che la competenza non sia autoreferenziale, bensì venga utilizzata a beneficio dell’organizzazione, con una capacità di analisi certamente basata sull’abituale percezione della gestione del rischio quale chiave interpretativa che caratterizza la professione. Tale capacità di analisi, tuttavia, non deve rimanere fine a se stessa, bensì deve essere in grado di prendere una posizione; la perspicacia e l’intuito, capacità astratte ma fondamentali, servono quindi per vedere le cose da un punto di vista diverso, oppure per saper leggere i cambiamenti e gli eventi che devono ancora prendere forma.

L’Internal Auditor dunque deve essere pronto ad avere un punto di vista originale sui fatti; l’originalità sta nell’applicazione delle competenze tipiche della professione attraverso una chiave di lettura maggiormente proattiva e dinamica, finalizzata a proteggere e accrescere il valore dell’organizzazione. Vale la pena notare che la missione non modifica la classica bipartizione logica tra i servizi cosiddetti di assurance e i servizi di consulenza, la cui definizione è ancora presente nel glossario; non vi è, in altri termini, una terza tipologia di servizi caratterizzata appunto dall’insight.

Si tratta quindi di un’innovativa chiave interpretativa della nostra professione, che altresì richiede che l’organizzazione sia pronta ad ascoltare il punto di vista originale dell’Internal Auditor. Viene subito di rilievo il posizionamento organizzativo della funzione,poiché il canale di comunicazione possa essere efficace; è anche interessante notare che l’efficacia nel proporre un punto di vista originale, se si vuole essere davvero utili, presuppone che sia mantenuto in operatività un canale di comunicazione informale: significa avere accesso a informazioni in merito a decisioni che devono essere ancora prese, per esempio, e significa essere invitati alle riunioni periodiche della direzione, poiché questi sono i luoghi e i momenti nei quali è possibile manifestare l’insight e presentare il proprio punto di vista. L’esperienza insegna che l’Internal Auditor viene ancora percepito come un attore che lavora sui fatti del passato; basta pensare ai tanti casi in cui le ipotesi di incarichi di assurance sui progetti in corso – sui rischi nuovi che devono essere gestiti, quindi – sono cortese- mente rinviate a un periodo successivo, dopo una prima fase di rodaggio, si sente dire.

Con riferimento ai Core Principles, o Princìpi fondamentali, è utile soffermare l’attenzione su alcuni di essi; innanzi tutto sul Principio n. 3, Is objective and free from undue influence (independent), che viene tradotto in Mantenere obiettività e indipendenza di giudizio (libera da indebiti condizionamenti). Gli Standard della famiglia 11XX già ben disciplinavano le necessità di indipendenza e obiettività; poiché tali caratteristiche sono elevate al rango di principio fondamentale, lo Standard 1130 (Condizionamenti dell’indipendenza o dell’obiettività) deve probabilmente essere operativamente rafforzato, per esempio assicurando che vi sia una valutazione esplicita della permanenza di tali caratteristiche all’inizio e al termine di ciascun incarico, per poi confermare tale situazione nella relazione periodica e nel Piano di Audit.

Con riferimento al Principio n. 5, Is appropriately positioned and adequately resourced, che viene tradotto in Avere un appropriato posizionamento organizzativo e risorse adeguate al ruolo, gli Standard in vigore garantiscono il rispetto di tale principio. Si vuole sottolineare – soprattutto con riferimento al mercato del nostro Paese – la rilevanza dell’adeguatezza delle risorse rispetto al ruolo, alla quale viene data dignità di principio fondamentale.

Lo Standard di Prestazione 2030 (Gestione delle risorse) prevede che il responsabile Internal Auditing debba assicurare che le risorse disponibili siano adeguate, sufficienti ed efficacemente impiegate per l’esecuzione del piano approvato. Nell’operatività quotidiana di ogni funzione di Internal Audit sono molteplici i casi in cui le risorse disponibili non sono necessariamente adeguate, in numero o in qualità, intesa come competenza necessaria per gli specifici incarichi. Questo perché i Princìpi fondamentali, nel loro insieme, caratterizzano un efficace Internal Auditing e, allo stesso tempo, il mancato rispetto di uno o più Princìpi, potrebbe lasciar intendere che l’attività di Internal Auditing non sia efficace come invece dovrebbe essere nel compimento della propria Mission: l’accettazione di uno stato continuativo di parziale inadeguatezza delle risorse costituisce contemporaneamente l’ammissione di parziale inefficacia della propria attività. Tale osservazione è certamente valida per qualsiasi Principio fondamentale; questo esempio, tuttavia, sottolinea meglio di altri la portata dei Princìpi fondamentali, quali metro di misura dell’attività della funzione. In ultimo, si può segnalare il Principio n. 9, Is insightful, proactive and future-focused, che viene tradotto in Operare con un approccio propositivo, proattivo e lungimirante; tale Principio è la necessaria conseguenza dell’innovazione non solo terminologica della missione di cui si è già discusso sopra.

Sebbene tali caratteristiche siano implicitamente presenti in taluni Standard, soprattutto di Prestazione, quali lo Standard 2010 (Piano delle attività di Internal Audit), 2120 (Gestione del rischio) e 2060 (Informazione periodica al Senior Management e al Board), si deve altresì riconoscere che tale principio merita adeguata ed esplicita considerazione negli Standard, per evitare che altrimenti rimanga appunto una mera enunciazione di principio. In particolare viene riconosciuto che tale principio non è, neppure implicitamente, riconosciuto in alcuno Standard di connotazione, mentre il principio stesso utilizza un verbo che fa riferimento, in particolare, agli attributi di connotazione dell’Internal Auditor.

 

Articolo pubblicato su "Internal Audit" rivista dell'AIIA (Associazione Italiana Internal Audit)

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