lunedì, 18 dicembre 2017
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L’articolo 6 del Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica razionalizza la governance delle società a controllo pubblico, dettando i principi fondamentali sull’organizzazione e sulla gestione, secondo criteri di economicità, di efficacia e di efficienza.

L’articolo 6 del Decreto Legislativo 19 agosto 2016, numero 175, “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica”, introduce la facoltà, per le società a controllo pubblico, di integrare gli ordinari strumenti di governo societario con specifici presidi puntualmente indicati alle lettere a), b), c), d) del terzo comma, che devono essere indicati nella relazione sul governo societario che le società controllate predispongono annualmente: regolamenti interni volti a garantire la conformità dell’attività della società alle norme di tutela della concorrenza; un ufficio di controllo interno strutturato secondo criteri di adeguatezza rispetto alla dimensione e alla complessità dell’impresa sociale; codici di condotta propri, o adesione a codici di condotta collettivi aventi ad oggetto la disciplina dei comportamenti imprenditoriali nei confronti di consumatori, utenti, dipendenti e collaboratori, nonché altri portatori di legittimi interessi coinvolti nell’attività della società; programmi di responsabilità sociale d’impresa in conformità alle raccomandazioni della Commissione dell’Unione Europea.

Da una veloce disamina dei presidi, si può subito notare come siano tutti rappresentativi di best practices, strumenti volti alla razionalizzazione della governance delle società a controllo pubblico, principi fondamentali sull’organizzazione e sulla gestione ispirati a criteri di economicità, di efficacia e di efficienza; ma se si procede ad un’analisi più dettagliata, sorgono una serie di punti interrogativi ai quali, allo stato degli atti, si riesce difficilmente a dare risposta.

Anzitutto l’oggetto dei regolamenti interni: il Legislatore sembrerebbe preoccuparsi unicamente di conformare l’attività delle società alle norme a tutela della concorrenza nonché della proprietà industriale o intellettuale. Sicuramente uno strumento di tutela fondamentale ma, altrettanto certo, è che ulteriori temi, forse più importanti, necessiterebbero di essere regolati internamente.

Alla lettera b), il Legislatore introduce la possibilità di istituire un ufficio di controllo interno limitandosi, unicamente, a specificare che lo stesso debba essere strutturato secondo criteri di adeguatezza rispetto alla dimensione e alla complessità dell’impresa.

Utile e ragionevole, in questo senso, potrebbe essere equiparare l’istituto in oggetto con la funzione di internal audit risultando così possibile delineare, in maniera puramente interpretativa ed analogica, il ruolo ed i compiti dell’ufficio di controllo interno quale supporto dell’organo di controllo statutario la cui attività è finalizzata alla valutazione e al perfezionamento dell'efficacia della gestione del rischio, del controllo e dei processi di governance. Rimane, tuttavia, il dubbio se fosse effettivamente questa l’”intentio legis”. I quesiti e le perplessità aumentano con la lettera c) dove, non solo, è evidente come l’adozione, da parte di una società a controllo pubblico, di un proprio codice di condotta sia nella realtà difficilmente realizzabile o, in ogni caso, facoltà di pochissime società; ma la possibilità, prevista dal secondo periodo, di aderire a codici di condotta collettivi pone ulteriori problemi circa quali siano questi codici, se esistano attualmente o se sia di competenza di qualche Autorità adottarne uno.

Questa situazione di incertezza viene confermata dall’assenza di chiarimenti e delucidazioni da parte della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, che, nonostante la mole di documenti oggetto di esame e riesame, si limitano ad una mera descrizione della norma spesso sulla base della relazione di accompagnamento e della relazione illustrativa al Testo Unico.

In sintesi, l’articolo 6 del Testo Unico introduce sicuramente degli obiettivi di lungo periodo ammirevoli, condivisibili e difficilmente criticabili in linea generale, ma è evidente che manchino degli strumenti attuativi che attribuiscano per lo meno una ratio agli strumenti introdotti dall’articolo 6 e che pongano le società a controllo pubblico nelle condizioni di valutare l’opportunità di integrazione offerta dal Legislatore.

#Camera approva DDL #whistleblowing. Modifiche art 54-bis del #TUPI e art 6 del #DLgs231 https://t.co/1X7J2ZJEgG
#Whistleblowing ok del #Senato alla legge. Testo torna a Montecitorio #corruzione #ritorsioni
Presentazione e-learning: https://t.co/7bZzKrpblq tramite @YouTube
Pubblicato il Rapporto annuale #UIF 2016 https://t.co/wF8NIjAFYN

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