mercoledì, 18 ottobre 2017
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La Corte Costituzionale esclude la costituzionalità della parte della riforma della Pubblica amministrazione la cui adozione era subordinata alla “previa intesa” e non al solo parere della Conferenza Unificata.

L’intervento del 27 Novembre della Corte Costituzionale risponde alla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Regione Veneto su alcune disposizioni della legge 124 del 7 agosto 2015 (recante deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche).

Dubbi sulla costituzionalità della legge sorgevano in riferimento agli artt. 3, 81, 97, 117, secondo, terzo e quarto comma, 118 e 119 della Costituzione, nonché al principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 120 Cost. Il duplice profilo d’incostituzionalità che affligge tali disposizioni riguarda a parere della Regione Veneto:

  • il conflitto di competenza su alcune materie delegate dalla L.124 che, non essendo tra quelle per cui lo Stato ha competenza legislativa esclusiva, invaderebbero vari ambiti di competenza legislativa regionale residuale o concorrente;
  • le modalità previste per l’adozione dei decreti legislativi delegati, essendo per alcuni di questi necessaria una forma di raccordo con le Regioni.

Raccordo che, secondo precedenti interventi della stessa Corte, non potrebbe limitarsi ad un mero parere da parte della Conferenza unificata, essendo invece necessaria una vera e propria intesa. La Consulta, dopo aver dichiarato l’inammissibilità della questione di legittimità costituzionale promossa nei confronti degli artt. 1, comma 1, e 23 e l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, lettere b), c) e g), e comma 2, esprimendosi sulle altre questioni ne ha avvalorato la fondatezza.

La motivazione addotta a tale conclusione è rintracciabile, così come sottolineato dalla Regione Veneto, nell’esclusione della legittimità costituzionale di quegli articoli la cui adozione era subordinata alla “previa intesa” e non al solo parere della Conferenza Unificata. Le conseguenze di tale decisione del giudice delle leggi si possono riassumere:

  • nella decadenza dei decreti attuativi in materia di dirigenza e servizi locali;
  • nel necessario intervento di decreti correttivi (che dovranno essere adottati dal Governo previa intesa con le regioni) sui D.lgs. in tema di antiassenteismo, sul Testo Unico delle società partecipate e sul D.lgs. sulla dirigenza sanitaria.
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