lunedì, 18 dicembre 2017
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 Luce sulla formazione 231/01: Intervista all'avv. Ambrogetti, Partner dello Studio Legale Associato  - operàri lex

Perché le aziende dovrebbero adottare un Modello di Organizzazione Gestione e Controllo che non è obbligatorio? Quali sarebbero i vantaggi?

I Modelli di Organizzazione Gestione e Controllo, conosciuti anche, nell’esperienza statunitense come compliance programs, sono finalizzati, da un lato, a prevenire il rischio di impresa collegato alla responsabilità amministrativa della persona giuridica per illeciti dipendenti da reato e, sotto un altro profilo, a limitare la responsabilità medesima, sotto il profilo sanzionatorio.

Al riguardo, infatti, la normativa di cui al D.Lgs. 231/01 assegna una importanza fondamentale alle condizioni organizzative dell’impresa. Difatti, l’adozione e l’efficace attuazione di un Modello di gestione atto ad impedire la commissione di reati, l’istituzione di un organismo incaricato di vigilare sull’osservanza e sul corretto funzionamento del Modello, unitamente alla configurazione di un sistema disciplinare, funge da presupposto per l’ente di sfuggire all’applicazione delle sanzioni previste dal Decreto 231/01 o, comunque, di vederne ridotta la misura.

 

Facciamo chiarezza sul concetto di efficace attuazione del Modello, quale presupposto per l’esonero di responsabilità dell’Ente: che importanza riveste la formazione del personale ai fini della prova dell’efficace attuazione del Modello? E come si sviluppa la formazione del personale su tali tematiche?

Il Modello, per poter escludere la responsabilità amministrativa dell’impresa dipendente da reato, deve essere idoneo, cioè adeguato a prevenire i reati che possono essere commessi nell’interesse o a vantaggio dell’ente collettivo; ed efficacemente attuato, ovvero le regole previste dal Modello devono essere conosciute, riconosciute come obbligatorie e rispettate da tutte le persone che lavorano per l’ente collettivo stesso.

Componente essenziale ai fini della dimostrazione dell’efficace attuazione del Modello, quale presupposto per l’esonero della responsabilità dell’ente, sono la diffusione del Modello tra il personale dell’Ente e la formazione del personale relativamente al contenuto del Modello adottato dall’Ente ed alle tematiche contenute nel D.Lgs. 231/01. Con riferimento alla comunicazione, essa deve riguardare il Modello, il Codice Etico nonché gli altri strumenti adottati dall’Ente per la prevenzione dei reati previsti dal Decreto 231/01. Tale diffusione, inoltre, deve essere capillare, efficace, autorevole (cioè emessa da un livello adeguato), chiara e dettagliata, periodicamente ripetuta.

Accanto alla comunicazione, deve essere sviluppato un adeguato programma di formazione, che illustri le ragioni di giuridiche (e di opportunità) relative all’adozione del Modello, che sia modulato in maniera differente a seconda del livello dei destinatari.

Al riguardo, così come previsto dalle Linee Guida di Confindustria per la costruzione dei Modelli di Organizzazione Gestione e Controllo, si rende necessario prevedere il contenuto dei corsi di formazione, la loro periodicità, l’obbligatorietà della partecipazione ai corsi, i controlli di frequenza e di qualità sul contenuto dei programmi, l’aggiornamento sistematico dei contenuti degli eventi formativi in ragione dell’aggiornamento del Modello. Peraltro, il Modello, dovrebbe prevedere al suo interno le modalità di erogazione della formazione, ad esempio attraverso corsi in aula o in e-learning.

 

Esistono dei casi giurisprudenziali in cui l’Ente è stato riconosciuto responsabile, ex D.Lgs. 231/01, per non aver adeguatamente formato il proprio personale sul Modello e sulle tematiche del Decreto?

Sì, al riguardo, è abbastanza esplicativo il caso “VCM, IVRI, IVRI Holding, COGEF” (ordinanza del Tribunale Milano del 20 dicembre 2004). La vicenda vedeva indagate le Società VCM, IVRI, IVRI Holding, e COGEFI per reati di corruzione aggravata, commessi da soggetti apicali delle stesse, al fine di favorire l’associazione temporanea di imprese fra loro nell’aggiudicazione dei servizi di vigilanza di alcuni immobili pubblici o sedi di enti o organismi pubblici. Ebbene, nell’ordinanza applicativa delle misure cautelari nei confronti delle società coinvolte, il GIP ha riconosciuto la formazione quale componente essenziale della efficace attuazione del modello, ritenendo non sufficiente che il Modello richiami genericamente le previsioni relative alla formazione, dovendo invece la stessa essere disciplinata in modo analitico (frequenza, contenuto, ecc.), e soprattutto differenziata a seconda del ruolo che i soggetti rivestono nella Società, così da tarare il più possibile la formazione stessa.

 

A chi spetta il compito di promuovere e supervisionare la formazione sul Decreto 231 e sui contenuti dei modelli organizzativi adottati?

L’attività di formazione sul Decreto 231/01 e sui contenuti dei modelli organizzativi adottati da ciascun ente è importante che sia promossa e supervisionata dall’Organismo di Vigilanza della società, in collaborazione con l’organo di indirizzo dell’Ente. A seconda della tipologia e della complessità degli enti, tali soggetti potranno avvalersi del supporto operativo delle funzioni aziendali competenti ovvero di consulenti esterni, dotati di specifiche competenze.

#Camera approva DDL #whistleblowing. Modifiche art 54-bis del #TUPI e art 6 del #DLgs231 https://t.co/1X7J2ZJEgG
#Whistleblowing ok del #Senato alla legge. Testo torna a Montecitorio #corruzione #ritorsioni
Presentazione e-learning: https://t.co/7bZzKrpblq tramite @YouTube
Pubblicato il Rapporto annuale #UIF 2016 https://t.co/wF8NIjAFYN

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