giovedì, 25 maggio 2017
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Il Decreto Milleproroghe: l'applicazione ai fini del bilancio dell'impresa e del bilancio consolidato relativi agli esercizi chiusi o in corso al 31 dicembre 2016 e al 31 dicembre 2017, delle disposizioni relative agli intermediari non IFRS

 L’approvazione del Decreto Milleproroghe prevede:

 

 

Dal punto di vista soggettivo, la possibilità di applicare le disposizioni relative agli intermediari non IFRS per il bilancio chiusi o in corso al 31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017 si applica agli intermediari finanziari di cui al previgente elenco generale art. 106 TUB e ai confidi anche essi iscritti alla sezione apposita dell’elenco generale art. 160 TUB, poiché il rinvio all’art. 155, comma 4 TUB ad essi si riferisce:

4. I confidi, anche di secondo grado, sono iscritti in un'apposita sezione dell'elenco previsto dall'articolo 106, comma 1. L'iscrizione nella sezione non abilita a effettuare le altre operazioni riservate agli intermediari finanziari iscritti nel citato elenco. A essi non si applica il titolo V del presente decreto legislativo.

Non si tratta invece dei Confidi che originariamente erano già iscritti nell’elenco speciale di cui all’art. 107 TUB, poiché essi erano disciplinati dal comma 4-bis e seguenti dell’art. 155 TUB:

4-bis. Il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia, determina i criteri oggettivi, riferibili al volume di attività finanziaria e ai mezzi patrimoniali, in base ai quali sono individuati i confidi che sono tenuti a chiedere l'iscrizione nell'elenco speciale previsto dall'articolo 107. La Banca d'Italia stabilisce, con proprio provvedimento, gli elementi da prendere in considerazione per il calcolo del volume di attività finanziaria e dei mezzi patrimoniali. Per l'iscrizione nell'elenco speciale i confidi devono adottare una delle forme societarie previste dall'articolo 106, comma 3.

Sempre dal punto di vista soggettivo, tali soggetti devono essere nella condizione di poter continuare ad operare ai sensi dell’art. 10, comma 1 o dell’art. 10, comma 4, lettera e) del D. Lgs. 141/2010, che ha disciplinato la fase transitoria della migrazione all’Albo Unico:

1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 37 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, per le attività diverse dalla prestazione di servizi di pagamento gli intermediari finanziari e i confidi che, alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, risultano iscritti nell'elenco generale di cui all'articolo 106, nell'elenco speciale di cui all'articolo 107 o nella sezione di cui all'articolo 155, comma 4, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, vigenti alla data del 4 settembre 2010, nonché le società fiduciarie previste dall'articolo 199, comma 2, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, come modificato dal presente decreto legislativo possono continuare a operare per un periodo di 12 mesi successivi al completamento degli adempimenti indicati al comma 3.

Il primo comma dell’art. 10 include – per quanto di rilevanza – non soltanto gli intermediari finanziari di cui al previgente art. 106 TUB e i confidi di cui al previgente art. 155, comma 4, del TUB, ma anche gli intermediari finanziari che erano invece già iscritti all’elenco speciale di cui all’art. 107 TUB; tuttavia ciò è di scarso rilievo considerando che il Decreto Milleproroghe non si applica a tale ultima categoria.

Il comma 4, lettera e) dell’art. 10 del D. Lgs. 141/2010 fa riferimento ai soggetti che hanno presentato l’istanza di autorizzazione entro la seconda scadenza del 12 febbraio 2016:

4. Per assicurare un passaggio ordinato alla nuova disciplina introdotta con il presente titolo III:

[…]

e) almeno tre mesi prima della scadenza del termine indicato al comma 1, gli altri soggetti ivi indicati presentano istanza di autorizzazione ai fini dell'iscrizione all'albo di cui all'articolo 106, ovvero istanza di iscrizione nell'elenco di cui all'articolo 111 o nelle relative sezioni separate ovvero nell'elenco di cui all'articolo 112, comma 1 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, come modificato dal presente decreto. In pendenza dell'istanza di autorizzazione, essi possono continuare ad operare anche oltre il termine previsto dal comma 1.

Si tratta della scadenza per gli altri intermediari di cui all’elenco generale art. 106 TUB:

Tali soggetti – tra cui erano inclusi anche i Confidi Minori di cui al previgente elenco generale art. 106 TUB – entro tale scadenza potevano presentare domanda per essere iscritti a) all’Albo Unico di cui al nuovo art. 106 TUB b) nell’elenco di cui al nuovo art. 112 TUB.

Riepilogando, la possibilità introdotta in sede conversione del Decreto Milleproroghe si applica agli intermediari o ai Confidi che originariamente erano iscritti nell’elenco generale di cui all’art. 106 TUB e che hanno presentato domanda per essere iscritti alternativamente a) nell’Albo Unico di cui al nuovo art. 106 TUB b) con riferimento ai soli confidi, nell’elenco di cui al nuovo art. 112 TUB.

Dal punto di vista oggettivo la possibilità si riferisce all’utilizzo – nei bilanci 2016 e 2017 – delle disposizioni relative agli intermediari NON IFRS di cui al Capo II del Decreto Legislativo 136/2015.

Tali disposizioni si applicano NATURALMENTE agli intermediari NON IFRS, definiti dall’art. 1 del D. Lgs. 136/2015:

1. Ai fini del presente decreto, si definiscono: a) «operatori del microcredito»: gli operatori del microcredito iscritti nell'elenco di cui all'articolo 111 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni; b) «confidi minori»: i confidi iscritti nell'elenco di cui all'articolo 112-bis del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni; c) «intermediari IFRS»: i soggetti indicati nell'articolo 2, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38, e successive modificazioni; d) «intermediari non IFRS»: gli operatori del microcredito e i confidi minori; e) «intermediari»: gli intermediari IFRS e gli intermediari non IFRS;

A nostro parere, la possibilità innovativa del Decreto Milleproroghe sta proprio nell’estendere temporaneamente per gli esercizi 2016 e 2017 l’applicazione di tali disposizioni – altrimenti confinate agli intermediari NON IFRS – anche ad alcuni intermediari che invece sarebbero stati intermediari IFRS, ovvero:

c) «intermediari IFRS»: i soggetti indicati nell'articolo 2, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38, e successive modificazioni

Essi sono:

le banche italiane di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385; le società finanziarie italiane di cui all'articolo 59, comma 1), lettera b), del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, che controllano banche o gruppi bancari iscritti nell'albo di cui all'articolo 64 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, ad eccezione delle imprese di cui alla lettera d); le società di partecipazione finanziaria mista italiane di cui all'articolo 59 comma 1), lettera b-bis), del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, che controllano una o più banche o società finanziarie ovunque costituite qualora il settore di maggiore dimensione all'interno del conglomerato finanziario sia quello bancario determinato ai sensi del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 142; le società di intermediazione mobiliare di cui all'articolo 1, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (SIM); le società finanziarie italiane che controllano SIM o gruppi di SIM iscritti nell'albo di cui all'articolo 11, comma 1-bis, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58; le società di gestione del risparmio di cui all'articolo 1, comma 1, lettera o), del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58; le società finanziarie iscritte nell'albo di cui all'articolo 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385; le società finanziarie che controllano società finanziarie iscritte nell'albo di cui all'articolo 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, o gruppi finanziari iscritti nell'albo di cui all'articolo 110 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385; le agenzie di prestito su pegno di cui all'articolo 112 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385; gli istituti di moneta elettronica di cui al titolo V-bis del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385; gli istituti di pagamento di cui al titolo V-ter del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385;

I confidi minori, pur essendo soggettivamente citati nei casi previsti dal Decreto Milleproroghe, non hanno a nostro parere alcune possibilità di utilizzare le disposizioni per gli intermediari NON IFRS, perché essi devono utilizzare tali disposizioni sin dalla loro approvazione e questo per due ragioni:

a)      innanzi tutto perché ciò è previsto dal D. Lgs. 136/2015, che a tali disposizioni dedica il Capo II;

b)      in secondo luogo perché il periodo transitorio di cui al comma 2 dell’art. 48 del D. Lgs. 136/2015, limitava la possibilità di utilizzare le disposizioni ora abrogate del D. Lgs. 87/1992 soltanto ed esclusivamente per l’esercizio 2015. Si noti che tale previsione era riferita a tutti i soggetti di cui sopra (art. 10, comma 1, ovvero art. 10, comma 4, lettera e), ma esplicitamente si riferiva anche agli intermediari NON IFRS

2. Nei confronti dei soggetti che possono continuare a operare ai sensi dell'articolo 10, comma 1, o dell'articolo 10, comma 4, lettera e), del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, e degli intermediari non IFRS, ai fini del bilancio dell'impresa e del bilancio consolidato relativi all'esercizio chiuso o in corso al 31 dicembre 2015, continuano ad applicarsi le pertinenti disposizioni del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87, del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38, e degli atti emanati nell'esercizio dei poteri di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87, e successive modificazioni, vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto

La previsione di cui al Decreto Milleproroghe appare in questo senso con piena logica interpretativa; i soggetti che altrimenti – fosse concluso il processo autorizzativo – avrebbero utilizzato le disposizioni per gli intermediari IFRS possono (non sono obbligati, ma possono) utilizzare per altri due esercizi le disposizioni per gli intermediari NON IFRS; questi ultimi invece non hanno scelta, perché sono le disposizioni già naturalmente applicabili.

Infine si tratta di comprendere quali siano tali disposizioni per gli Intermediari NON IFRS; esse sono quelle emanate il 2 agosto 2016, in attuazione dell’art. 43, primo comma, del D. Lgs. 136/2015:

Esse si applicano agli operatori del microcredito e ai confidi minori:

 

Tra l’altro, lo stesso D. Lgs. 136/2015, nelle disposizioni transitorie di cui all’art. 47, prevede esplicitamente che le nuove disposizioni per i bilanci degli intermediari NON IFRS si applicassero appunto a partire dal 2016:

Art. 47 Esercizio di prima applicazione

1. Le disposizioni del capo II del presente decreto e gli atti di cui all'articolo 43 relativi agli intermediari non IFRS si applicano per la prima volta al bilancio dell'impresa e al bilancio consolidato relativi al primo esercizio successivo a quello chiuso o in corso al 31 dicembre 2015. Nei suddetti bilanci la disposizione dell'articolo 4, comma 2, primo periodo, può non essere applicata.

Tra gli atti di cui all’art. 43 vi sono appunto le disposizioni di Banca d’Italia emanate ad agosto 2016.

Esiste una sola argomentazione giuridica – di mera interpretazione letterale, tuttavia – che permetterebbe ai confidi minori di non applicare le nuove disposizioni per gli intermediari NON IFRS sin dal bilancio che si chiude al 31 dicembre 2016, ovvero il fatto che tecnicamente essi non sono ancora iscritti all’elenco di cui all’art. 112 TUB, poiché la riforma non è completata.

Il D. Lgs. n. 141/2010 prevede, infatti, che la tenuta e la gestione dell’elenco dei confidi minori siano affidate a un apposito Organismo dotato di poteri di vigilanza e intervento sugli iscritti (cfr. artt. 112 e 112-bis del nuovo TUB). Fino alla costituzione di tale ente continua ad applicarsi il quadro normativo previgente al D. Lgs. n. 141/2010.

Il 18/3/2016 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale - n. 65, il D.M. 23/12/2015, n. 228, recante la disciplina sul funzionamento del nuovo Organismo per la tenuta dell’elenco dei confidi minori. Il citato decreto attribuisce alla Banca d’Italia il compito di proporre al Ministero dell’Economia e delle Finanze i componenti dell’Organo di gestione dell’Organismo, selezionati sulla base di criteri predeterminati, tra i candidati in possesso dei requisiti di professionalità, indipendenza e onorabilità di cui agli artt. 3 e 4 del D.M. n. 228/2015.

Con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 9 novembre 2016, su conforme proposta della Banca d’Italia, sono stati nominati i componenti dell’Organo di gestione, i quali hanno in corso le attività volte alla costituzione dell’Organismo.

Dalla data di avvio dell’operatività di quest’ultimo i Confidi minori avranno 9 mesi di tempo per chiedere l’iscrizione nel nuovo elenco tenuto dall’Organismo; in mancanza, potranno continuare a operare per ulteriori 3 mesi, entro i quali dovranno deliberare la liquidazione ovvero modificare il proprio oggetto sociale, eliminando il riferimento ad attività riservate ai sensi di legge (cfr. art. 10 del D.Lgs. n. 141/2010).

Ai sensi dell’art. 10, comma 1 e comma 4, lettera e), pertanto, dalla data di costituzione dell’Organismo (L’Organismo è stato costituito con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 9 novembre 2016 e sono stati nominati, su conforme proposta della Banca d’Italia, i componenti dell’Organo di gestione dell’Organismo di cui all’art. 112-bis del T.U.B. (c.d. Organismo dei “confidi minori”) i Confidi minori avranno 9 mesi di tempo per chiedere l’iscrizione nel nuovo elenco tenuto dall’Organismo; in mancanza, potranno continuare a operare per ulteriori 3 mesi, entro i quali dovranno deliberare la liquidazione ovvero modificare il proprio oggetto sociale, eliminando il riferimento ad attività riservate ai sensi di legge (cfr. art. 10 del D.Lgs. n. 141/2010).

Tale fase transitoria si riferisce al regime di iscrizione / autorizzazione dei Confidi minori – ovvero al regime preesistente al D. Lgs. 141/2010; non fa riferimento al regime di applicazione delle disposizioni di bilancio, anche perché – appunto – la possibilità data dal Decreto Milleproroghe si riferisce proprio all’utilizzo in via transitoria delle disposizioni dei bilanci non IFRS per quei soggetti che possono continuare ad operare in attesa dell’iscrizione.

Pur accettando tale interpretazione letterale, i confidi minori non potrebbero applicare la normativa previgente, ovvero il Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n. 87, poiché si ricorda che tale decreto è stato abrogato e la possibilità di utilizzare tale decreto in via transitoria era esplicitamente prevista per il solo bilancio che si è chiuso al 31 dicembre 2015, come già argomentato.

A tale conclusione giunge anche il dossier Proroga e definizione di termini - Parte I - Schede di lettura - D.L. 244/2016 A.C. 4304, pagina 277 e seguenti:

 

 

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