giovedì, 23 novembre 2017
  • giovani nei metodi

  • concreti nei risultati

  • leggeri nella forma e nel prezzo

 

Le modifiche apportate dal correttivo del Codice degli appalti in tema di rating d’impresa; divenuto sì facoltativo ma anche effettivamente premiante in sede di gara pubblica.

L’affidamento di un appalto pubblico non passa esclusivamente dalla valutazione dell’offerta tecnica che l’impresa fa giungere alla stazione appaltante ma richiede, da sempre, ulteriori garanzie che guardano alla presenza nel soggetto appaltatore di determinati caratteri qualificanti. Alle imprese che, ad esempio,  hanno sempre rispettato i termini contrattuali, che non hanno abusato delle varianti in corso d'opera, che non hanno presentato ricorsi avventati al giudice amministrativo, il nuovo art. 83 del d.lgs 50/2016 riserva un possibile premio in termini di qualificazione, cioè nella valutazione della capacità di queste di concorrere per l’aggiudicazione dell’appalto. 

Il comma 10 dell’articolo 83 introduce dunque un sistema di valutazione dell’impresa secondo cui, su espressa richiesta degli operatori economici, ANAC rilascia un’apposita certificazione attestante la “qualità” dell’impresa.

Prerequisito all’operatività di tale valutazione era, tuttavia, l’azione della stessa Autorità che, entro 3 mesi dall’entrata in vigore del Codice, avrebbe dovuto definire i requisiti reputazionali, e i criteri di valutazione degli stessi, necessari per ottenere la certificazione. Tale qualificazione si sarebbe dovuta aggiungere a quella SOA (art. 84) per i lavori superiori a 150 mila €, andando a coprire dunque la fascia residuale di gare di importo inferiore a tale cifra.

Tuttavia, l’Autorità, dopo l’intervenuta approvazione del Codice degli Appalti, ha esposto una serie di considerazioni critiche, contenute in un atto di segnalazione, e avanzato delle conseguenti proposte di modifica agli articoli 83 (comma 10), 84 (comma 4) e 95 (comma 13) del Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

Secondo l’Anticorruzione rendere il rating di impresa di tipo volontario avrebbe fatto si che, da punitiva per le aziende che non si adeguano, tale norma divenga un possibile premio alle aziende virtuose, così come era ab origine nella legge delega n. 11 del 2016. Altro suggerimento avanzato da ANAC era la sostituzione del rating di legalità con il rating d’impresa in quanto più idoneo a dimostrare l’esperienza maturata sul campo dall’impresa. A detta dell’Autorità anticorruzione, infatti, la morale delle imprese che partecipano ad una gara è già garantita dall’articolo 80 del Codice Appalti, che individua i motivi di esclusione, sarebbe dunque più utile testare la “professionalità” dell’impresa valutando quello che è il suo background.

In risposta a tali considerazioni è intervenuto il decreto correttivo n. 56 del 19 aprile 2017 “Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50”, che, entrato in vigore il 20 maggio, ha accolto le suggestioni di ANAC rendendo il rating d’impresa facoltativo e stabilendo che il possesso della certificazione garantirà l’aggiunta di punti “bonus” in sede di offerta.

Di non poco conto, visto gli oneri posti a carico delle imprese, è quanto stabilito sul tema da un altro articolo del Codice degli appalti (l’art. 93 comma 7) che in tema di riduzioni della garanzia provvisoria prevede la possibilità di riduzione del 30% l’importo delle garanzie fideiussorie in caso di possesso del certificato di rating di impresa.

In attesa che l’intervento di ANAC stabilisca parametri e modalità di calcolo dei punteggi, si può anticipare come la stessa Autorità, per rilasciare l’apposita certificazione, non potrà fare a meno di tener conto dei precedenti comportamenti dell’impresa, con riferimento: al mancato utilizzo del soccorso istruttorio; all’applicazione delle disposizioni sulla denuncia obbligatoria di richieste estorsive e corruttive; al rispetto dei tempi e dei costi nell’esecuzione dei contratti e dell’incidenza e degli esiti del contenzioso sia in sede di partecipazione alle procedure di gara che in fase di esecuzione del contratto.

Lasciamo ai prossimi mesi (forse al prossimo anno) la possibilità di chiarire quali saranno le sorti di tale strumento di valutazione e di capire l’uso, o meno, che effettivamente ne verrà fatto.

 

 

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