mercoledì, 18 ottobre 2017
  • giovani nei metodi

  • concreti nei risultati

  • leggeri nella forma e nel prezzo

La relazione del Comitato di sicurezza finanziaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’anno 2012 in relazione all’esito delle ispezioni condotte nel corso dell’anno su banche, gruppi bancari e altri intermediari finanziari, riferisce ancora una scarsa conoscenza e consapevolezza degli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio.

Si premette che le ispezioni effettuate sono state sia generali con una finalità prevalentemente preventiva, volte a esaminare l’adeguatezza delle procedure di segnalazione nonché l’adempimento degli obblighi di collaborazione attiva da parte del soggetto ispezionato, sia mirate. Quest’ultime sono spesso frutto della collaborazione tra autorità giudiziaria e gli organi investigativi, derivano da precedenti segnalazioni trasmesse dalla UIF alla guardia di finanza, alla DIA, all’autorità giudiziaria e sono volte ad acquisire rapidamente le informazioni utili alla ricostruzione di flussi finanziari oggetto di approfondimento.

Esaminando alcuni dati nel periodo di riferimento sono stati eseguiti accertamenti generali nei confronti di 178 intermediari distinti per tipologia in 126 banche, 10 SIM, 8 società iscritte nell’elenco generale ex art. 106 TUB, 21 società finanziarie iscritte nell’elenco ex art. 107 TUB, 10 SGR, 3 gruppi bancari mentre sono stati previsti accertamenti mirati nei confronti principalmente di banche. Citando espressamente quanto previsto dalla relazione le infrazioni rilevate sono state mosse in riferimento a tutti i presidi analizzati dal decreto antiriciclaggio:

  • ritardi o carenze degli obblighi relativi all’adeguata verifica della clientela;
  • mancata osservanza degli obblighi di registrazione ex art. 36 in relazione a omesse o tardive registrazioni, errate imputazioni delle causali, mancata o errata rappresentazione dei dati anagrafici, dovuti principalmente a difficoltà tecnico-procedurali;
  • criticità inerente la limitazione del contante e titoli al portatore;
  • manchevolezza nel rispetto degli obblighi di organizzazione di cui al Provvedimento emanato da Banca d’Italia nel 2011.


Con riferimento particolare alle infrazioni riscontrate in ambito di adeguata verifica si ritiene opportuno sottolineare come siano state riscontrate numerose inadempienze per omessa identificazione del titolare effettivo. In particolare sono stati giudicati “lacunosi” i riscontri sia di linea sia di secondo livello, spesso non è stata adeguatamente accertata la coerenza tra la dichiarazione sottoscritta dai clienti, in ordine all’assenza del titolare effettivo, e la documentazione riguardante l’assetto proprietario delle controparti. Nell’ ambito di accertamenti mirati in un gruppo bancario è stata segnalata l’omessa identificazione del titolare effettivo di enti religiosi. Numerose volte le manchevolezze riscontrate appaiono generate dall’erronea interpretazione della sussistenza del titolare effettivo solo in caso del superamento della soglia del 25% della partecipazione al capitale della società cliente.


Si ritiene opportuno osservare che in coerenza con tali rilievi non si può non considerare che effettivamente Banca d’Italia nell’allegato tecnico al Provvedimento sull’adeguata verifica del 3 aprile 2013, in vigore dal 1 gennaio 2014, ha indicato una serie di criteri per l’identificazione del “beneficial owner” da cui si deduce che la regola del capitale superiore al 25% deve essere considerato il requisito “minimale” il punto di partenza. Per esempio in relazioni ai consorzi, alle società ad azionariato diffuso, al gruppo cooperativo viene posta l’attenzione oltre che sui soggetti che detengono una quota superiore al 25%, su chi determina gli Amministratori e infine sugli Amministratori stessi se influenti.

Ciò che l’autorità di vigilanza sembra chiedere agli intermediari è la dimostrazione di aver fatto il possibile per l’individuazione del titolare effettivo. Per intendersi non è considerata sufficiente la dichiarazione del cliente comprovata da una visura camerale a dimostrazione che nessuna persona fisica o giuridica detiene più del 25% del capitale sociale, ma è necessario andare oltre, recuperare verbali di assemblee, chiedere direttamente al cliente informazioni aggiuntive nel rispetto degli obblighi di collaborazione che ovviamente non devono sfociare in un’attività investigativa spettante alle pubbliche autorità. Dinanzi a tali incombenze si ritiene che la maggiore tutela per gli intermediari consista ancora una volta nella scrupolosità, nel dettaglio delle procedure interne. In particolare si consiglia di riportare nel regolamento dei compiti e delle responsabilità precise indicazioni cui gli addetti all’adeguata verifica dovranno attenersi, ipotizzare eventuali casistiche al fine di fornire concrete indicazioni operative agli addetti.

Presentazione e-learning: https://t.co/7bZzKrpblq tramite @YouTube
Pubblicato il Rapporto annuale #UIF 2016 https://t.co/wF8NIjAFYN
Reati presupposto D. Lgs. 231/2001: #approvatoDDL2864 modifica #231/2001, Delitti contro il #patrimonioculturale https://t.co/nQxws9hmXx

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