mercoledì, 18 ottobre 2017
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L’ambito soggettivo di applicazione del D.lgs 231/01 appare vincolato ai soggetti destinatari della norma, ovvero gli enti così come delineati nell’art. 1 dello stesso decreto. Il termine “enti” è stato utilizzato dal legislatore allo scopo specifico di non restringere l’applicabilità della disciplina alle sole persone giuridiche in senso stretto, bensì di allargarla alle società e alle associazioni, anche se prive di personalità giuridica.

La Cassazione, nel tempo orientata ad escludere la possibilità di allargare l’applicazione soggettiva della normativa in materia di responsabilità dell’ente, ha d’un tratto espresso parere contrario. Con la sentenza n. 15657/11 la Suprema Corte estende lo spettro di applicazione del D.Lgs 231/01 anche alle imprese individuali.

L’assunto parte in primis dalla definizione prevista dal decreto stesso, che nell’interpretazione della Cassazione appare includere automaticamente le imprese individuali, seppur non esplicitamente richiamate.

Si pone in tal senso un problema interpretativo della lettera della norma e in particolare del termine “enti”, che ove inteso in senso estensivo includerebbe senza dubbio anche le imprese individuali.

A nostro avviso però la terminologia utilizzata dal legislatore è precipuamente finalizzata ad includere nell’ambito di applicazione del D.lsg 231/01 quelle attività di impresa in cui si ha una vera e propria organizzazione, portatrice di un interesse comune. Elemento caratterizzante i soggetti destinatari la normativa che non si riscontra nelle attività di impresa individuali in cui l’interesse è solo ed esclusivamente proprio dell’imprenditore.

La Corte fa inoltre rilevare che ove si ritenessero escluse le imprese individuali, si incorrerebbe in una violazione dei diritti garantiti dalla Costituzione ed in contrasto con i principi di uguaglianza sostanziale prevedendo una diversa modalità di trattamento delle singole attività,  direttamente connesse alla complessità ed articolazione del soggetto giuridico.
Inoltre appare, a parere della Suprema Corte, del tutto inammissibile che all’interno dell’ambito di applicazione siano incluse le società a responsabilità limitata unipersonali, e non le imprese individuali, che a dire della Corte stessa, ricorrerebbero nella medesima complessità nell’organizzazione dell’attività svolta.

Sebbene le argomentazioni favorevoli alla ricomprensione anche delle imprese individuali nell’ambito di applicazione del decreto siano piuttosto persuasive, la Cassazione ha per un attimo perso di vista quello che era obiettivo preponderante del legislatore. Difatti, sebbene in termini di complessità di organizzazione l’impresa individuale possa ipoteticamente essere associata ad una s.r.l., il problema in ordine alla mancanza effettiva di un interesse collettivo preponderante, così come quello degli enti, resta.


Nonostante il passeggero contrastante orientamento, le sentenze dal 2011 ad oggi sono incardinate ad una interpretazione letterale dell’articolo del D.lgs. 231/01 ed espressamente volta a riservare l’applicazione ai soli soggetti collettivi (Cass. Pen. 18941/04; 30085/12).
Appare del tutto impensabile ricomprendere nell’applicazione della normativa in oggetto nuovi e diversi soggetti che non solo non vengono esplicitamente previsti nel testo della legge, violando il divieto di analogia della legge penale, ma che non rappresentano affatto quella tipologia di interesse e di organizzazione propria dell’ente collettivo, quali elementi ispiratori e caratterizzanti della norma.

Presentazione e-learning: https://t.co/7bZzKrpblq tramite @YouTube
Pubblicato il Rapporto annuale #UIF 2016 https://t.co/wF8NIjAFYN
Reati presupposto D. Lgs. 231/2001: #approvatoDDL2864 modifica #231/2001, Delitti contro il #patrimonioculturale https://t.co/nQxws9hmXx

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