lunedì, 18 dicembre 2017
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Con Sentenza n. 41831/13 la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna al risarcimento dei danni, seppure relativa unicamente agli aspetti civili, inflitta a quattro imputati in un procedimento inerente l’infortunio sul lavoro accaduto in un cantiere di Legnano in danno di un lavoratore, esso stesso responsabile della sicurezza sul luogo di lavoro in virtù della posizione ricoperta all’interno di una delle Imprese appaltatrici operanti sul cantiere.

Sul luogo di lavoro, nel caso di specie individuato nel cantiere edile, secondo quanto prescritto dal combinato disposto del T.U. Sicurezza sul Lavoro 81/08 (di seguito anche TUSL) e D. Lgs. 231/01, la responsabilità penale per infortuni o malattie professionali è a carico del datore di lavoro e degli altri soggetti in posizione di garanzia espressamente individuati dalla norma.

Nella sentenza di specie, la Suprema Corte accoglieva, in particolare il ricorso del datore di lavoro di una delle imprese operanti all'interno del cantiere, il quale sosteneva di non poter essere chiamato a rispondere penalmente dell'infortunio occorso dal momento che aveva delegato ad altro soggetto l'esercizio dei tipici compiti datoriali. Ed in effetti, sosteneva il Sommo Collegio, nel caso in cui non si tenesse in considerazione la procura emessa ai sensi dell'art. 16 TUSL, il Presidente del C.d.A., c.d. datore di lavoro, sarebbe responsabile solo ed unicamente in virtù di responsabilità oggettiva.

La responsabilità penale è personale ed è sempre individuata in relazione al nesso di causalità tra la condotta dell’agente e l’evento causato, e dalla necessaria sussistenza dell’elemento soggettivo, doloso o colposo che sia.
Contrariamente a quanto previsto in ambito civilistico, in cui il soggetto può essere ritenuto responsabile di un illecito anche in mancanza di dolo o colpa (ex art. 2048 c.c. ), nel diritto penale si esclude la sussistenza di una responsabilità per un reato commesso in mancanza dell’elemento volitivo del soggetto agente.

Nulla di nuovo pertanto stabilisce il recentissimo assunto della Cassazione se non ribadire che la responsabilità oggettiva, ovvero quella forma di imputazione della responsabilità che prescinde dalla sussistenza dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa, non è contemplata nella normativa penale italiana quale fonte di obbligo per fatto altrui e che la stessa si presenta in netto contrasto con il principio costituzionale della responsabilità penale personale. La sentenza in commento oltre a rafforzare il consolidato orientamento in ordine all’esclusione di una responsabilità di tipo oggettivo in materia penale, ha altresì il merito di confermare la fondamentale importanza della delega in tema di salute e sicurezza sul lavoro così come prevista dal D. Lgs. 81/08.

In particolare il Datore di lavoro può, ex art 16 del TUSL, trasferire le proprie funzioni ad altro soggetto, purché lo stesso abbia i requisiti necessari per l’esercizio di quella specifica funzione all’interno della Società (ex multis Sent. Cass. 39266/11 e 16452/12).
La delega deve definire non soltanto la tipologia di decisioni ed interventi inerenti il controllo e la vigilanza attribuite al delegato, ma altresì autorizzare "l’autonomia di spesa sufficiente a svolgere le funzioni delegate”. La delega, inoltre, deve necessariamente essere accettata dal delegato e resa debitamente nota ai terzi, affinché possa ritenersi agli stessi opponibile.

La Cassazione, partendo proprio da tale assunto, riconosce la necessità di verificare effettivamente e non solo ipoteticamente e potenzialmente l’operatività della procura attribuita dal Datore di lavoro al delegato, nel caso de quo dal Presidente del Cda a favore del manager della Società.
Nel caso di specie appare difficile, ove accertata la non operatività della delega in sede di appello ed appurata in particolar modo la grandezza della società e il numero di cantieri aperti durante il periodo a cui risale l’infortunio, addebitare una responsabilità al presidente del Cda che senza colpa aveva confidato nella diligenza del delegato prescelto a tale funzione. Si tratterebbe infatti di una mera responsabilità oggettiva, che conformemente a quanto sopra esposto, non risulta sufficiente per l'integrazione di un illecito penale.

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