lunedì, 18 dicembre 2017
  • giovani nei metodi

  • concreti nei risultati

  • leggeri nella forma e nel prezzo

Le novità introdotte con la L. 190/2012 hanno interessato prevalentemente i reati contro la Pubblica Amministrazione tra cui la modifica dell’art. 322 ter c.p. inerente la confisca per equivalente. Si tratta di un provvedimento ablatorio che, a seguito della suddetta riforma, può essere disposto quale elemento sanzionatorio volto alla salvaguardia di beni o altre utilità non soltanto in ragione del prezzo del reato, ma anche del profitto.


In particolare per prezzo del reato deve essere intesa la somma pattuita e conseguita da una persona determinata, come corrispettivo dell'esecuzione dell’illecito, mentre per profitto si intende quanto ottenuto in termini di benefici, patrimoniali e non, di seguito alla commissione del reato.

La Corte ha pacificamente recepito la modifica, allargando l’ambito di applicazione della confisca, ad esempio, in materia di reati tributari anche al profitto del reato. Il problema interpretativo che ha comportato il sorgere di un contrasto giurisprudenziale sulla interpretazione dell’applicabilità del provvedimento ablatorio anche in materia tributaria è connesso alla possibilità o meno di aggredire i beni di una persona giuridica, ove l’illecito sia stato commesso dal legale rappresentante della stessa.

Con alcune recenti pronunce la Cassazione ha affermato l’inapplicabilità della sanzione della confisca per equivalente sui beni della società in caso di violazione della normativa in materia tributaria da parte del legale rappresentante della stessa, in quanto il D.Lgs. 231/01 non prevede i reati fiscali come fattispecie presupposto.

L’opposto orientamento della Suprema Corte ha invece affermato l’ammissibilità dell’applicazione del sequestro preventivo come provvedimento prodromico alla sanzione della confisca per equivalente, in quanto tale provvedimento risponde all’esigenza di prevenire quegli effetti che seppur indiretti, ricadono di fatto sulla società. In tal caso non occorre che il reato costituisca presupposto della responsabilità dell’ente ai sensi del D. Lgs. 231/01, ma è sufficiente che le conseguenze delle violazioni commesse dal legale rappresentante siano traslate automaticamente a beneficio del patrimonio della persona giuridica.

Ci si augura pertanto che la scelta di rinviare l’ennesimo caso in materia alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, non sia soltanto risolutivo in termini di applicazione della confisca sui beni appartenenti ad una persona giuridica nei casi di violazione tributaria commessa dal legale rappresentante della stessa, ma che possa essere soprattutto un invito rivolto al legislatore affinchè includa nell’elenco ex D. Lgs. 231/01 anche i reati tributari.

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