giovedì, 04 giugno 2020
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Con la sentenza del 13 febbraio 2008, n. 1774, il Tribunale di Milano ha riconosciuto la responsabilità civile dell’amministratore di società per omessa predisposizione del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOGC) ex D. Lgs. n. 231 del 2001. Nel caso in esame, sia l’amministratore sia la società sono stati condannati in sede penale: il primo per i reati di corruzione, turbativa d’asta e truffa commessi nell’esercizio delle sue funzioni; la seconda, per gli illeciti amministrativi dipendenti da tali reati commessi nel suo interesse e vantaggio.

Sulla base di tali presupposti, la società ha agito nei confronti dell’amministratore, ai sensi dell’art. 2392 c.c., chiedendo la condanna generica al risarcimento dei danni cagionati per non aver svolto correttamente i suoi compiti gestori consistenti nell’adozione di un adeguato Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. Lgs. n. 231 del 2001 che avrebbe dovuto tutelare la stessa dai reati commessi.

La domanda dell'attore è stata accolta, seppur parzialmente, in considerazione del fatto che l’amministratore, in qualità di Presidente del CdA aveva il dovere di attivare tale organo affinché deliberasse sull'adozione del modello 231 e del conseguente sistema di procedure operative e controlli idonei a prevenire la commissione delle specifiche fattispecie criminose previste da decreto.

Dunque, è stata riconosciuta una responsabilità – di natura civile – che si aggiunge a quella - di natura penale – prevista nei confronti della persona fisica - apicale o sottoposta - per la commissione di reati nell’ambito dell’ente.

I presupposti per il riconoscimento della responsabilità civile

Volendo sintetizzare, secondo il Tribunale di Milano, i presupposti in presenza dei quali l’azione finalizzata ad una condanna generica di risarcimento dei danni per mala gestio (rectius: omessa predisposizione del modello) può essere esperita dalla società nei confronti dell’amministratore se:

  • il convenuto ricopre la carica di presidente del CdA/Amministratore delegato e come tale ha il dovere di svolgere un’adeguata attività amministrativa e di sollecitare il CdA all’implementazione e adozione del modello 231;
  • il convenuto è stato condannato per uno dei reati previsti dal D. Lgs. n. 231 del 2001;
  • la società è stata condannata ex D. Lgs. n. 231 del 2001 per l’illecito amministrativo dipendente da reato commesso a suo vantaggio o nel suo interesse.

Le conseguenze nella realtà applicativa

In materia di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, tale pronuncia ha una portata innovativa, soprattutto nell’ambito della realtà applicativa, rispetto al principio di facoltatività/non obbligatorietà del modello cui è ispirato l’intero impianto normativo di riferimento.

Com’è noto, la riorganizzazione e il controllo aziendale basati sul sistema 231 non costituiscono un obbligo per l’ente, bensì un onere, il cui adempimento può consentire di escludere la responsabilità amministrativa e l’applicazione delle relative sanzioni, qualora nel processo instaurato a seguito dell’esercizio obbligatorio dell’azione penale da parte del Pubblico Ministero, il Giudice valuti il modello organizzativo conforme ai parametri indicati dagli artt. 6 e 7.

In seguito alla pronuncia esaminata, la validità di tale principio resta comunque ferma, ma i connotati di opportunità che caratterizzano le valutazioni legate all’implementazione e all’adozione del modello 231 si colorano di note di necessità se si sposta il parametro di valutazione dalle scelte di politica aziendale all’esigenza degli amministratori – persone fisiche - di adempiere all’obbligo di predisporre assetti organizzativi adeguati ex art. 2381 c.c. e di evitare eventuali azioni di responsabilità civili, oltre che penali, derivanti dall’inadempimento.

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