venerdì, 18 agosto 2017
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L’art. 52 D. Lgs. 231/2007 prevede obblighi di vigilanza e di comunicazione in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo a carico del collegio sindacale, del consiglio di sorveglianza, del comitato di controllo di gestione, del OdV di cui al D. Lgs. 231/2001 e di <<tutti i soggetti incaricati del controllo di gestione comunque denominati presso i soggetti destinatari>>.

Sin dall’entrata in vigore della disposizione, è sorto il dubbio circa i limiti soggettivi di applicazione dei predetti obblighi e, in particolare, circa la necessità di considerare la funzione di Internal auditing uno dei <<soggetti incaricati del controllo di gestione>>.

Le indicazioni della Banca d’Italia

Con nota del 20 febbraio 2009, la Banca d’Italia ha contribuito, di concerto con il MEF, GdF e UIF, a precisare la portata applicativa della norma, ritenendo che il compito di verificare il rispetto delle disposizioni di cui al D. Lgs. 231/2007 competa agli <<organi societari istituzionalmente deputati>> alle funzioni di controllo previste dalle legge e che tra tali organi non possa essere annoverata una funzione, quale quella di Internal Auditing, che esercita l’attività di verifica in base ad un rapporto di dipendenza con gli organi amministrativi della società.

L’interpretazione proposta dalla Banca d’Italia trova rispondenza, in primo luogo, nell’orientamento della dottrina.

Si è chiarito, infatti, che le funzioni svolte dall’Internal Audit (ma la stessa considerazione si può estendere alla compliance, all’ispettorato e al controllo di gestione) sono ascrivibili non ad un organo sociale, bensì ad un ufficio e che i compiti di controllo ad esso affidati afferiscono non al governo della società sotto il profilo amministrativo e strategico, ma alla gestione dei rischi aziendali (Così RAZZANTE, L’art. 52 D. Lgs. 231/2007: l’equivoco degli organi “incaricati” del controllo di gestione, in La responsabilità amministrativa delle società e degli enti, n. 2, 2009, p. 133 e ss.; seppur in via incidentale, D’ARCANGELO, Il ruolo e la responsabilità dell’Organismo di vigilanza nella disciplina antiriciclaggio, ivi, n. 1, 2009, p. 65).

La funzione di Internal Auditing negli standard professionali e nella prassi delle attività di verifica ex D. Lgs. 231/2001

Come da definizione ufficiale, le attività dell’Internal Auditing assistono l'organizzazione nel perseguimento dei propri obiettivi, con il fine ultimo di migliorare i processi di controllo, di gestione dei rischi e di Corporate Governance. Il raggiungimento degli obiettivi aziendali, inclusi quelli di compliance alla disciplina del D. Lgs. 231/2007 quando rilevante, è perseguito per mezzo del sistema di controllo interno, rispetto al quale dall’Internal Auditing ci si aspettare tipicamente l’espressione di un giudizio professionale di adeguatezza ovvero una valutazione circostanziata di efficacia, che supporti la confidenza dei vertici aziendali sull’efficacia delle proprie scelte.

Le finalità, i poteri e le responsabilità dell’attività di Internal Auditing, tanto per le attività di assurance quanto per quelle di consulenza, come suggerito dal professional practice framework (Standard IIA 1000) debbono essere definite in un formale mandato, realizzate con la competenza e diligenza richieste dalla professione (Standard IIA 1200 e segg.), nel rispetto dei principi di indipendenza ed obiettività (Standard IIA 1100 e segg.) e in adesione a specifici standard di prestazione (Standard IIA 2000 e segg.).

La pianificazione e lo svolgimento degli incarichi di Internal Auditing, nel concreto, sempre più diffusamente comportano il verificarsi di più di una occasione di prossimità alle attività di vigilanza sull’efficace attuazione del modello di organizzazione gestione e controllo previsto dal D. Lgs. 231/2001 di competenza dell’Organismo ivi previsto, a sua volta destinatario di specifici oneri di controllo e segnalazione in materia di antiriciclaggio.

Già nel “Position Paper D.L.vo 231/2001 – Responsabilità amministrativa delle società: modelli organizzativi di prevenzione e controllo” dell’Associazione Italiana Internal Auditors del 2001 si leggeva, infatti, che <<l’organo di Internal Auditing sembra più di altre funzioni istituzionalmente e deontologicamente connotato da quei requisiti di indipendenza ed autonomia che la normativa prescrive, e dotato, inoltre, della visione di insieme necessaria ad assicurare la corretta tenuta del modello>>.

Visione peraltro ribadita anche dalle più recenti linee guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex d. lgs. 231/2001 emesse da Confindustria a marzo 2008, nelle quali l’Internal Auditing è ricorrentemente chiamato in causa nello stesso senso, tanto nella veste di destinatario dell’incarico di OdV quanto in quello di esecutore, per conto di quest’ultimo, dei programmi di verifica.

In conclusione

Aldilà dell’inclusione nel mandato o del conferimento di specifici incarichi di vigilanza all’Internal Auditing, resta in capo all’Organismo di Vigilanza, autonomo rispetto alla persona o struttura in cui si identifica, quanto derivante dal dominio di compliance dell’ente che lo nomina, mentre le attività di Internal Auditing per loro natura non possono che continuare ad essere considerate di staff, a supporto del quelle di governo e rispetto alle quali mantengono il connotato strutturale di indipendenza.

Pubblicato il Rapporto annuale #UIF 2016 https://t.co/wF8NIjAFYN
Reati presupposto D. Lgs. 231/2001: #approvatoDDL2864 modifica #231/2001, Delitti contro il #patrimonioculturale https://t.co/nQxws9hmXx
Pubblicata ad aprile indagine condotta in collaborazione fra Confindustria e TIM, #Modello231 https://t.co/KX1Ot5EVMQ
Pubblicato in #gazzettaufficiale disposizioni integrative #CodiceAppalti https://t.co/NQ4C5pUuoh

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