mercoledì, 18 ottobre 2017
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Il recente comunicato dell’A.N.A.C. (Autorità Nazionale AntiCorruzione) a commento del Rapporto Anticorruzione 2014 della Commissione Europea ed il Rapporto sul primo anno di attuazione della Legge n. 190/2012, se da un lato non possono esimersi dal rilevare gli indubbi passi in avanti nella prevenzione dei fenomeni corruttivi segnati dall’introduzione della L. 190/2012, colgono l’occasione di sottolineare il permanere di alcune problematicità connesse all’ambito applicativo di tale strumento normativo, prima tra tutte l’ambigua definizione dell’ambito dei soggetti chiamati a conformarsi alla normativa e, dunque, ad implementare appositi presidi.

Una prima interpretazione dell'art. 1, comma 34 della L. 190/2012, sosteneva che il Legislatore prevedendo che “le disposizioni dei commi da 15 a 33 si applicano alle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive  modificazioni, agli enti pubblici nazionali, nonché alle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche e dalle loro controllate, ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell'Unione europea” avesse inteso applicare alle società partecipate delle amministrazioni pubbliche esclusivamente le prescrizioni dettate in materia di trasparenza e tali soggetti fossero invece esentati dall’adozione degli strumenti finalizzati alla prevenzione della corruzione.

Tuttavia, a distanza di pochi mesi dall’entrata in vigore della normativa, il Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A.), predisposto dal Dipartimento della funzione pubblica presso il Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione e approvato dall'A.N.A.C., ha espressamente previsto che “i contenuti del presente P.N.A. sono inoltre rivolti agli enti pubblici economici (ivi comprese l’Agenzia del demanio e le autorità portuali), agli enti di diritto privato in controllo pubblico, alle società partecipate e a quelle da esse controllate ai sensi dell’art. 2359 c.c. per le parti in cui tali soggetti sono espressamente indicati come destinatari”, tentando di ampliare il novero dei soggetti chiamati ad attivarsi nella lotta al fenomeno corruttivo. Tale previsione, si è di fatto concretizzata nell’ampliamento dei soggetti tenuti all’adozione di strumenti di prevenzione dei fenomeni corruttivi anche agli enti pubblici economici e agli enti di diritto privato in controllo pubblico, espressamente richiamati in uno specifico paragrafo del P.N.A., mentre nessun obbligo è stato esplicitamente previsto a carico delle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche (non sottoposte a loro controllo) né delle loro controllate.

Ad oggi, dunque, il P.N.A. prevede esclusivamente che "al fine di dare attuazione alle norme contenute nella l. n. 190/2012 gli enti pubblici economici e gli enti di diritto privato in controllo pubblico, di livello nazionale o regionale/locale sono tenuti ad introdurre e ad implementare adeguate misure organizzative e gestionali” e che, tali misure, nel caso in cui gli enti summenzionati risultino dotati di modelli di organizzazione, gestione e controllo adottati ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 6 del D. Lgs. n. 231/2001, possano “per evitare inutili ridondanze” nella propria azione di prevenzione della corruzione “fare perno su essi, ma estendendone l’ambito di applicazione non solo ai reati contro la pubblica amministrazione previsti dalla l. n. 231 del 2001 ma anche a tutti quelli considerati nella l. n. 190 del 2012, dal lato attivo e passivo, anche in relazione al tipo di attività svolto dall’ente".

Tuttavia, sembra che sia solo questione di tempo prima che intervenga un'ulteriore estensione dell'ambito applicativo delle disposizioni in materia di anticorruzione anche alle società partecipate da enti pubblici e alle fondazioni. L’A.N.A.C., infatti, ha già più volte sottolineato la sua contrarietà a “lasciare fuori dal perimetro degli interventi parti essenziali del settore pubblico come le società partecipate o le fondazioni” e ciò consente di ipotizzare che, nell’ottica di gradualità degli interventi che contraddistingue la sua attività, opererà nel corso dei prossimi mesi per estendere ulteriormente l’ambito dei soggetti coinvolti nella lotta alla corruzione.

Ad avviso di chi scrive, non si può che guardare positivamente all’estensione a un numero di soggetti sempre crescente delle prescrizioni in materia di prevenzione della corruzione, soprattutto quando questo allargamento coinvolge gli apparati più periferici dell’Amministrazione Pubblica, laddove si potrebbero più frequentemente annidare quei fenomeni di blande raccomandazioni, scambi di piccoli favori e agevolazioni che, seppur apparentemente innocui, contribuiscono ad ingigantire la percezione che i cittadini hanno della corruzione come fenomeno capillare ed irrisolvibile.

Non resta, dunque, che attendere il prossimo passo dell’A.N.A.C., fiduciosi che la lotta alla corruzione abbia trovato il suo paladino e che il nostro paese Possa finalmente raggiungere gli standard europei.

Presentazione e-learning: https://t.co/7bZzKrpblq tramite @YouTube
Pubblicato il Rapporto annuale #UIF 2016 https://t.co/wF8NIjAFYN
Reati presupposto D. Lgs. 231/2001: #approvatoDDL2864 modifica #231/2001, Delitti contro il #patrimonioculturale https://t.co/nQxws9hmXx

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