giovedì, 23 novembre 2017
  • giovani nei metodi

  • concreti nei risultati

  • leggeri nella forma e nel prezzo

È entrato in vigore il 6 aprile scorso il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 39, emanato in attuazione della direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, recante, tra le varie innovazioni, alcune modifiche al D. Lgs. 231/2001 in materia di responsabilità amministrativa degli enti.

Il D. Lgs. 39/2014 introduce alcune significative modifiche per le fattispecie incriminatrici poste a presidio del sano sviluppo e della sessualità dei minori, che trovano spazio, accanto ad altri delitti contro la personalità individuale, all’interno dell’art. 25-quinquies del D. Lgs. 231/2001. La nuova norma, infatti, incrementa il novero delle circostanze aggravanti speciali previste per tali tipologie di illecito dall'art. 602-ter del codice penale, e prevede che la pena prevista dagli articoli 600-bis [Prostituzione minorile], 600-ter [Pornografia minorile], 600-quater [Detenzione di materiale pornografico], 600-quater.1. [Pornografia virtuale] e 600-quinquies [Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile] sia aumentata nel caso in cui il reato sia commesso da più persone riunite, sia commesso da persona che appartenente ad un'associazione per delinquere al fine di agevolarne l'attività o sia commesso con violenze gravi o provochi, a causa della reiterazione delle condotte, un grave pregiudizio per il minore. È previsto inoltre un incremento di pena in misura non eccedente i due terzi nei casi in cui i reati prima richiamati siano compiuti con l'utilizzo di mezzi atti ad impedire l'identificazione dei dati di accesso alle reti telematiche.

Oltre a tali novazioni, il D. Lgs. 39/2014 estende l’ambito applicativo della responsabilità amministrativa degli enti ad un ulteriore fattispecie incriminatrice ed introduce nuovi obblighi sanzionabili a carico dei datori di lavoro.

L’art. 3 prevede infatti che “al comma 1, lettera c), dell'articolo 25-quinquies del  decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, dopo le parole «600-quater.1,» sono inserite le seguenti: «nonché per il delitto di cui all'articolo 609-undecies»”. Si tratta del reato di adescamento di minorenni che punisce con la reclusione da uno a tre anni l’adescamento di un soggetto di età inferiore ai 16 anni al fine di commettere uno dei fatti previsti e puniti dalle fattispecie incriminatrici poste a tutela della sessualità dei minorenni. A norma dell’art. 609-undecies c.p. “per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l'utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione”.

Si tratta di un reato comune, che può essere commesso da chiunque, pur richiedendo che la persona offesa rivesta una particolare qualifica e, in particolare, abbia un’età inferiore ai 16 anni. È un reato di pericolo, in quanto ai fini della punibilità non si richiede che il minore cada nella rete dell’adescatore, ma è sufficiente che quest’ultimo ponga in essere atti idonei a coartare, non necessariamente in modo violento, la volontà del minore che, proprio in ragione della giovane età si presenta come soggetto debole particolarmente esposto alle influenze provenienti dal mondo degli adulti. Si tratta di un reato a dolo specifico, che deve essere commesso al fine di poter commettere più gravi reati a sfondo sessuale, e rappresenta un’ipotesi residuale di punibilità in quanto viene perseguito nel solo caso in cui gli atti commessi dal soggetto non integrino un reato di maggior gravità.

L’estensione dell’applicabilità della responsabilità amministrativa degli enti anche a tale fattispecie delittuosa rischia, come già accade con riferimento alle altre ipotesi di reato contemplate dall’art. 25-quinquies del D. Lgs. 231/2001, di essere sottovalutata. Difficilmente gli enti, in fase di elaborazione del Modello di organizzazione, gestione e controllo, tendono a considerare rilevanti i delitti contro la personalità individuale, tanto meno se si tratta di reati commessi contro la sessualità dei minori.

In realtà, la configurabilità di tali tipologie di illecito non dovrebbe essere esclusa a priori, ma dovrebbero essere esaminate accuratamente tutte le occasioni in cui le attività dell’ente, seppur marginalmente e anche nell’ipotesi in cui le stesse risultino affidate a prestatori di servizi, vedano il coinvolgimento di soggetti minori. In tali casi occorre che l’ente individui adeguati strumenti per valutare l’affidabilità dei propri dipendenti e degli eventuali collaboratori, rischiando altrimenti di esporsi al c.d. “rischio di contagio” che può provocare, oltre a conseguenze giudiziali, enormi danni reputazionali.

#Camera approva DDL #whistleblowing. Modifiche art 54-bis del #TUPI e art 6 del #DLgs231 https://t.co/1X7J2ZJEgG
#Whistleblowing ok del #Senato alla legge. Testo torna a Montecitorio #corruzione #ritorsioni
Presentazione e-learning: https://t.co/7bZzKrpblq tramite @YouTube
Pubblicato il Rapporto annuale #UIF 2016 https://t.co/wF8NIjAFYN

Questo sito utilizza i cookie, anche di terzi.

Se non si modificano le impostazioni del browser, gli stessi verranno accettati. Per saperne di piu'

Approvo

Abbiamo 35 visitatori e nessun utente online

Via Domenichino, 19            
20149 Milano
+39 024695687
+39 0243318221