mercoledì, 18 ottobre 2017
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L’ampliamento del catalogo dei reati presupposto di responsabilità amministrativa degli enti ai sensi e per gli effetti del D. Lgs. 231/2001, non è l’unica novità introdotta dal D. Lgs. 39/2014 destinata ad influenzare lo svolgimento delle attività d’impresa.

La novità più importante inserita dal decreto, destinata ad avere un impatto forte e duraturo nelle attività imprenditoriali, è introdotta dall’art. 2 che prevede l’inserimento nel D.P.R. 313/2002, Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti, dell’art. 25 bis “Certificato penale del casellario giudiziale richiesto dal datore di lavoro”.

La norma dispone che “il certificato penale del casellario giudiziale di cui all'articolo 25 deve essere richiesto dal soggetto che intenda impiegare al lavoro una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, al fine di verificare l'esistenza di condanne per taluno dei reati di cui agli articoli 600-bis [Prostituzione minorile], 600-ter [Pornografia minorile], 600-quater [Detenzione di materiale pornografico], 600-quinquies [Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile] e 609-undecies [Adescamento di minorenni] del codice penale, ovvero l'irrogazione di sanzioni interdittive all'esercizio di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori”. L’inadempimento all’obbligo introdotto a carico del datore di lavoro è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 10.000,00 a euro 15.000,00.

Malgrado l’interpretazione fornita in prima battuta da alcuni autori, dal dato letterale della norma e dalla ratio alla stessa sottostante si intuisce come il certificato del casellario giudiziale non debba essere acquisito solo in occasione di nuove assunzioni o collaborazioni. L’espressione “intenda impiegare al lavoro” richiamata dall’art. 25-bis, infatti, non ha valenza istantanea. Il concetto di “impiego” è strettamente connesso al concetto di “utilizzo” e la decisione di “utilizzare” un lavoratore per lo svolgimento di determinate mansioni lavorative non è una scelta operata una tantum. Di fatto, nell’ambito di un rapporto di lavoro, il datore di lavoro sceglie costantemente di “impiegare” un lavoratore per lo svolgimento di determinate funzioni e non soltanto al momento della selezione dello stesso. Pertanto, ad avviso di chi scrive, se il legislatore avesse inteso circoscrivere l’obbligo di acquisizione del casellario giudiziale posto a carico del datore di lavoro al solo momento della selezione o dell’assunzione di nuove risorse, avrebbe dovuto adottare una diversa formulazione normativa atta a determinare con maggior precisione i limiti temporali di valenza dell’obbligo in esame.

Ritenendo diversamente, peraltro, si finirebbe per svuotare la previsione introdotta del proprio significato originario. La previsione di un obbligo a carico del datore di lavoro, infatti, risponde all’esigenza di compiere una vera e propria attività di monitoraggio dei soggetti che, in ragione delle proprie funzioni, si trovano in condizione di prossimità con minori e che, per tale motivo, incontrerebbero minori ostacoli nella commissione di un reato a danno di questi ultimi. Se, come suggerito da parte di alcuni, l’acquisizione del certificato del casellario giudiziale fosse obbligatoria soltanto per i neoassunti, per raggiungere gli obiettivi di monitoraggio, si impiegherebbero oltre 30 anni, in quanto occorrerebbe attendere il pensionamento e la sostituzione di tutti i soggetti assunti in data precedente al 6 aprile 2014. Ciò comporterebbe, nelle more, l’impossibilità di valutare l’affidabilità dei soggetti già assunti alla data di entrata in vigore del decreto e ne vanificherebbe, dunque, lo scopo.

Un identico svuotamento di significato, ad avviso di chi scrive, sarebbe prodotto anche nel caso in cui si ritenesse che l’obbligo di acquisizione del certificato del casellario giudiziale da parte del Datore di Lavoro debba essere adempiuto un'unica volta, a prescindere dalla durata del rapporto di lavoro. Il certificato del casellario giudiziale, infatti, è utilizzabile ai fini del rilevamento di eventuali condanne penali emesse a carico di un soggetto fino alla data di emissione del certificato stesso. Per garantire un monitoraggio effettivo sull’affidabilità dei soggetti coinvolti in attività che comportino una prossimità con i minorenni, occorre che la possibilità di valutarne la condotta sia costante. Non pare sufficiente sapere che un lavoratore non è stato giudicato colpevole di reati contro i minori fino al momento dell’acquisizione del certificato del casellario giudiziale, se poi a passano anni senza che si abbia idea di cosa possa aver commesso nel frattempo. L’obbligo di acquisizione del certificato del casellario giudiziale, pertanto, per garantire il raggiungimento degli obiettivi perseguiti dal Legislatore con tale previsione, sembrerebbe doversi ritenere costante. In assenza di espressa previsione ed in attesa di eventuali future precisazioni da parte del Legislatore, al momento l’unica indicazione circa la periodicità con cui il datore di lavoro debba presentare la richiesta è rappresentata dal periodo di validità del certificato, che dura 6 mesi dalla data di rilascio. Tale termine, tuttavia, appare alquanto stringente e potrebbe in alcuni casi risultare eccessivo. Si potrebbe pertanto ipotizzare, a livello di sistema di controllo interno dell’impresa, una periodicizzazione di acquisizione dei certificati differente, a seconda del ruolo svolto dal soggetto cui il certificato è riferito e del grado di prossimità con i soggetti minori previsto dalle proprie mansioni. Ad esempio, all’interno di un istituto scolastico parificato, l’insegnante si trova in una posizione di maggior contatto con gli alunni ed esercita sugli stessi un’influenza certamente maggiore rispetto al collaboratore scolastico (chiamato in precedenza bidello); tuttavia, quest’ultimo si trova indubitabilmente in una condizione di maggiore prossimità con gli studenti rispetto all’addetto di segreteria. In tal caso, ad esempio, il dirigente scolastico potrebbe ipotizzare di richiedere ogni 6 mesi i certificati di casellario relativi al corpo docente, ogni 9 mesi i certificati per i collaboratori scolastici e con cadenza annuale i certificati per il personale amministrativo.

Secondo tale interpretazione, dunque, a far data dal 6 aprile 2014, è necessario che i datori di lavoro si attivino per richiedere ogni sei mesi all’ufficio della Procura della Repubblica competente, il certificato del casellario giudiziale relativo a tutti soggetti impiegati alle proprie dipendenze e destinati a stare a stretto contatto con minorenni nello svolgimento delle proprie mansioni.

Nel frattempo, come specificato dalla Circolare, 3 aprile 2014, emessa in attuazione della direttiva contro l'abuso sessuale sui minori dal Dipartimento per gli Affari di Giustizia, Direzione Generale della Giustizia Penale, “In aderenza ai principi dettati dal codice in materia di protezione dei dati personali, l'ufficio del casellario centrale sta operando sul sistema informativo gli interventi necessari per fornire al datore di lavoro il certificato di cui al richiamato articolo 25, che contenga però le sole iscrizioni di provvedimenti riferiti ai reati espressamente indicati nell'articolo 25 bis”. Nel frattempo, gli uffici locali del casellario “forniranno al datore di lavoro, che dimostri di avere acquisito il consenso dell'interessato, l'attuale certificato penale del casellario giudiziale di cui all'articolo 25 del T.U., denominato “certificato penale del casellario giudiziale (art. 25 bis in relazione all'art. 25 D.P.R. 14/11/2002 n. 313)””.

Presentazione e-learning: https://t.co/7bZzKrpblq tramite @YouTube
Pubblicato il Rapporto annuale #UIF 2016 https://t.co/wF8NIjAFYN
Reati presupposto D. Lgs. 231/2001: #approvatoDDL2864 modifica #231/2001, Delitti contro il #patrimonioculturale https://t.co/nQxws9hmXx

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