Ti va di venire a Bormio?

Quando sei una laureanda alla tua prima vera esperienza lavorativa, una convocazione nell’ufficio del tuo “dominus” non presagisce mai niente di buono. Spaventata lo ero, eccome se lo ero, quando una collega mi disse che Gabriele aveva chiesto che lo raggiungessi nella sua stanza. “Perché? Cosa ho combinato? Cosa mi aspetta? In fondo sono passati solo 3 giorni, cosa pretenderanno di più da me?”

TOC TOC!

“Ciao, posso?”

“Certo, entra!”

“Mi hanno detto che mi volevi parlare.”

“Ti va di venire con noi a Bormio? Abbiamo organizzato un evento aziendale di 4 giorni, la prossima settimana. Lo so, devi studiare per la sessione di laurea ma troveremo una soluzione”!

Se mi avessero detto che la mia seconda settimana di lavoro sarebbe stata sulla neve, con una ventina di semi sconosciuti, a fare lezioni di sci e mangiare piatti tipici della Valtellina non ci avrei mai creduto. Di team building ne avevo sentito vagamente parlare e spesso era associato ad un momento di condivisione di qualche ora; beh a me è andata di gran lunga meglio.

“A Bormio sono stati 4 giorni di vera condivisione: tempo, spazi, risate, momenti di relax ed esperienze”.

Di eventi aziendali simili ne sono seguiti tanti altri in questi 3 anni, in ognuno di questi ho avuto l’occasione di capire di più sulle persone con cui quotidianamente collaboravo, di conoscerne l’umanità al di là del ruolo, di creare vere amicizie, di fare esperienze per me inedite e, perché no, di capire che anche dei semplici biscottini se non li prepari con un team affiatato non vengono buoni come avrebbero dovuto essere.

Giuseppina Spinella

La mia “prima” esperienza

Maria Calabria

La mia prima esperienza in operàri è stata molto interessante sotto il profilo professionale e relazionale: fin da subito sono stata coinvolta in una realtà propria e specifica dell’azienda Cliente (multinazionale) per un periodo prolungato in cui l’attività del consulente si è dovuta “incontrare” e coordinare con l’attività proprie di chi, invece, è alle dipendenze dell’Azienda stessa.

Da qui la condivisione sia di problematiche sia di risultati da gestire, tutto ciò collaborando l’uno a fianco all’altro: tutti uniti ma con posizioni diverse, ove il confronto e l’esperienza di ciascuno hanno contribuito alla soddisfazione del Cliente.

“La cosa che mi è sempre stata chiara è che io appartenevo al team di operàri, sentivo veramente di farne parte”.

Confermato da feedback positivi, il nostro gruppo si è mostrato coeso, perseverante e pronto al raggiungere gli obiettivi prefissati. Questa esperienza mi ha fatto capire che operàri fa squadra sempre ed ovunque.

Maria Calabria

 

Team Operàri del progetto: Valentina (sinistra), io (centro), Ilaria (destra)

Improvvisare, adattarsi, raggiungere lo scopo!

Una delle esperienze per me più formative dal punto di vista professionale e personale è stato il periodo di co-sourcing sulle tematiche ex art. 154 bis del D. Lgs. 58/98 presso un importante cliente multinazionale.

Le aspettative erano alte ed il compito arduo.
Così, in una giornata uggiosa di fine ottobre, io e altre due compagne ci siamo trovate a cambiare abitudini, modo di lavorare, ritmi, riferimenti,“colleghi” … ricordo che le prime mattine di questo incarico durato tre mesi ero talmente scombussolata che mi capitava persino di sbagliare strada!

“La cosa più difficile in occasioni come queste è resettare tutto ciò che è l’impostazione di base della tua Società e del tuo modo di lavorare, per adottare e prediligere il metodo e le tempistiche del cliente”.

Non solo, lavorare in e per un team che non è il tuo significa anche studiare le persone che lo compongono, comprenderne le esigenze e, perché no, individuare i punti di contatto che permettono di entrare in sintonia, mantenendo tuttavia le distanze che i diversi ruoli impongono.
La cosa più gratificante? Riuscire a raggiungere entrambi gli obiettivi, quello del cliente e quello della tua Società operàri dove non vedi l’ora di tornare più carica di prima!

Valentina Vadacca

Il valore di una mamma

“Corsi e ricorsi storici” – li definirebbe il filosofo Gianbattista Vico.

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” – risponderebbe a tono Antonello Venditti.

“Se c’è stima, intesa, passione per quello che si fa, ci si ritrova. Ovunque la vita ci possa condurre” mi sento di chiosare, molto più modestamente, io.

Io che in quel lontano 2001, timidamente, fresca di laurea, muovevo i miei primi passi, iniziavo le mie prime esperienze lavorative nel mondo della consulenza, del risk management, dell’Internal Audit. E lo facevo come la giovanissima – eh, bei tempi! – del Team guidato con tanta maestria, professionalità, voglia di crescere del mio allora Senior Manager. Lo stesso che, esattamente dopo 16 anni ho ritrovato, davanti ad un ottimo sushi, per parlare (a questo punto in veste di Amministratore Delegato) di nuovi progetti e nuove prospettive, come se non fosse passato un giorno da quando le strade professionali avevano preso percorsi diversi e la mia aveva subito uno stop temporaneo in un ambiente dove essere una mamma (tris, peraltro) ed essere professionista sembrava piuttosto un ossimoro.

“Ricominciare in operàri è stato per me come mettere l’accento (e non a caso, direi) sul giusto equilibrio di donna, mamma e professionista: con la flessibilità che nulla toglie agli obiettivi da raggiungere, alle scadenze da rispettare, che sono svincolate dal dove e dal come.

In fin dei conti in operàri, con i miei colleghi, con i clienti, con i professionisti con cui mi rapporto quotidianamente, ho modo di utilizzare (e di vedere valorizzate) quelle competenze sviluppate proprio nell’essere mamma: ho imparato a gestire budget limitati, so gestire continui imprevisti, so come far funzionare ed incastrare perfettamente un team di 5 persone, tra loro molto diverse e con esigenze specifiche, portandole verso un obiettivo comune, ho imparato ad organizzare più eventi contemporaneamente, so essere un ottimo acquirente e scelgo al meglio i prodotti e i servizi giusti… chi è ancora così miope dal pensare che una mamma non possa essere una brava professionista?

Stefania Balliana