La “Cantera” operàri

La Fábrica o Cantera del Real Madrid è l’organizzazione che gestisce le attività giovanili della più nota squadra di calcio spagnola; è ospitata a Ciudad Real Madrid, a Valdebebas nei pressi di Madrid e non è semplicemente la somma delle squadre giovanili, è un sistema organizzato, che trasforma bambini in atleti, dai 6-7 anni alla seconda divisione.

L’etica de La Fábrica è ben sintetizzata nel principio fondamentale nunca se rinde – non mollare mai.
Resilienza, insomma. Mi piace pensare ad operàri come ad una Cantera, con tutto il rispetto per il Real Madrid. Il nostro obiettivo principale non è quello di insegnare una professione, ovviamente questo è un risultato inevitabile perché la conoscenza si acquisisce giorno dopo giorno, spiegazione dopo spiegazione, errore dopo errore, ripartenza dopo ogni caduta.

“Ciò che ci sta veramente a cuore è assicurare che le ragazze e i ragazzi ancora freschi di libri possano interiorizzare e fare propri i valori che differenziano un consulente della nostra Cantera da un quaquaraquà, per dirla con Sciascia, come ce ne sono tanti nel nostro mondo”.

Inevitabilmente poi a volte le persone seguono percorsi e destini diversi: è la vita. Riconosciamo tuttavia con orgoglio la bontà del nostro progetto e della nostra Fábrica – che bella parola messa vicino ad operàri – e siamo ogni volta eccitati quando arriva qualcuno e emozionati quando qualcuno ci saluta.

Vittorio Gennaro

Un uomo migliore

Giancarlo Baldassarre

Ad un mese circa dalla pausa di qualche anno fa entrai a far parte del Team operàri.

Ricordo il mio primo giorno come se fosse il primo giorno di scuola. Colleghi che ti sorridevano, primo caffè insieme, classiche domande e risposte per porre le basi di una conoscenza reciproca, introduzione nell’utilizzo degli strumenti di lavoro e qualche battuta sulla fede calcistica, così un po’ per rompere il ghiaccio.

Nel mezzo della giornata l’ Amministratore Delegato mi disse: “allora settimana prossima partiamo per 2 giorni di relax fuori regione”. Non essendoci abituato, rimasi notevolmente sorpreso. Davvero non pensavo di dover partire per un “meritato” relax non avendo sulle spalle neanche la fatica di 3 ore di effettivo lavoro. Tra l’altro avevo appena terminato la mia vacanza post dimissioni. Dunque, 3 giorni in Emilia Romagna in una location suggestiva tutta per noi. Beh ripensando al mio primo giorno da stagista nella precedente società in cui mi relegarono al centro stampa per un’intera settimana, questa volta andò decisamente meglio. Ho facilmente percepito quelli che sono i valori fondamentali della Società. Stessi valori che ho riscontrato durante l’attività lavorativa.

“Ti senti subito parte di un team dove l’apporto di tutti è fondamentale per raggiungere l’obiettivo comune, nessuno è mai considerato alla stregua di un numero”.

Dopo un periodo di affiancamento, mi sono state affidate sempre più responsabilità di gestione di clienti quotati e non, senza mai sentirti solo. Alti e bassi come in tutti i periodi della vita lavorativa, ma grato per le esperienze vissute e tutto ciò che ho imparato in questi anni, per cui posso sicuramente dire di essere un “uomo migliore”.

Giancarlo Baldassarre

Lavoro e studio: conciliamo?

“Si può conciliare il lavoro con lo studio?”,

una domanda che sarà passata nei pensieri di molti giovani che, come me, hanno riflettuto prima di buttarsi nel mondo dei più grandi.

Oggi io posso rispondere “SI”.

Studentessa al terzo anno di Economia e Management all’Università Bocconi di Milano, ho iniziato il mio stage curriculare presso operàri in piena sessione d’esami.
Ciò che ha prevalso fin dall’inizio è stata indubbiamente la mia voglia di fare, imparare e mettermi in gioco;  i sacrifici sono stati tanti, ma la soddisfazione di essere riuscita a raggiungere i miei obiettivi sia universitari che lavorativi brillantemente e contemporaneamente è un qualcosa che consiglio a tutti.

“Il sentirsi realizzati e capaci crea un circolo vizioso che porta a migliorarsi ogni giorno sempre più”.

Il contesto aziendale in cui mi sono venuta a trovare ha sicuramente dato una marcia in più alla mia esperienza, mi ha fatta sentire fin da subito al centro di un progetto comune, trasmettendomi un senso di responsabilità che da semplice studentessa non avrei mai avuto.
Perché alla fine vale sempre il motto che “il lavoro nobilita l’uomo”!

Clelia Vermi

Ti va di venire a Bormio?

Quando sei una laureanda alla tua prima vera esperienza lavorativa, una convocazione nell’ufficio del tuo “dominus” non presagisce mai niente di buono. Spaventata lo ero, eccome se lo ero, quando una collega mi disse che Gabriele aveva chiesto che lo raggiungessi nella sua stanza. “Perché? Cosa ho combinato? Cosa mi aspetta? In fondo sono passati solo 3 giorni, cosa pretenderanno di più da me?”

TOC TOC!

“Ciao, posso?”

“Certo, entra!”

“Mi hanno detto che mi volevi parlare.”

“Ti va di venire con noi a Bormio? Abbiamo organizzato un evento aziendale di 4 giorni, la prossima settimana. Lo so, devi studiare per la sessione di laurea ma troveremo una soluzione”!

Se mi avessero detto che la mia seconda settimana di lavoro sarebbe stata sulla neve, con una ventina di semi sconosciuti, a fare lezioni di sci e mangiare piatti tipici della Valtellina non ci avrei mai creduto. Di team building ne avevo sentito vagamente parlare e spesso era associato ad un momento di condivisione di qualche ora; beh a me è andata di gran lunga meglio.

“A Bormio sono stati 4 giorni di vera condivisione: tempo, spazi, risate, momenti di relax ed esperienze”.

Di eventi aziendali simili ne sono seguiti tanti altri in questi 3 anni, in ognuno di questi ho avuto l’occasione di capire di più sulle persone con cui quotidianamente collaboravo, di conoscerne l’umanità al di là del ruolo, di creare vere amicizie, di fare esperienze per me inedite e, perché no, di capire che anche dei semplici biscottini se non li prepari con un team affiatato non vengono buoni come avrebbero dovuto essere.

Giuseppina Spinella

La mia “prima” esperienza

Maria Calabria

La mia prima esperienza in operàri è stata molto interessante sotto il profilo professionale e relazionale: fin da subito sono stata coinvolta in una realtà propria e specifica dell’azienda Cliente (multinazionale) per un periodo prolungato in cui l’attività del consulente si è dovuta “incontrare” e coordinare con l’attività proprie di chi, invece, è alle dipendenze dell’Azienda stessa.

Da qui la condivisione sia di problematiche sia di risultati da gestire, tutto ciò collaborando l’uno a fianco all’altro: tutti uniti ma con posizioni diverse, ove il confronto e l’esperienza di ciascuno hanno contribuito alla soddisfazione del Cliente.

“La cosa che mi è sempre stata chiara è che io appartenevo al team di operàri, sentivo veramente di farne parte”.

Confermato da feedback positivi, il nostro gruppo si è mostrato coeso, perseverante e pronto al raggiungere gli obiettivi prefissati. Questa esperienza mi ha fatto capire che operàri fa squadra sempre ed ovunque.

Maria Calabria

 

Team Operàri del progetto: Valentina (sinistra), io (centro), Ilaria (destra)

Improvvisare, adattarsi, raggiungere lo scopo!

Una delle esperienze per me più formative dal punto di vista professionale e personale è stato il periodo di co-sourcing sulle tematiche ex art. 154 bis del D. Lgs. 58/98 presso un importante cliente multinazionale.

Le aspettative erano alte ed il compito arduo.
Così, in una giornata uggiosa di fine ottobre, io e altre due compagne ci siamo trovate a cambiare abitudini, modo di lavorare, ritmi, riferimenti,“colleghi” … ricordo che le prime mattine di questo incarico durato tre mesi ero talmente scombussolata che mi capitava persino di sbagliare strada!

“La cosa più difficile in occasioni come queste è resettare tutto ciò che è l’impostazione di base della tua Società e del tuo modo di lavorare, per adottare e prediligere il metodo e le tempistiche del cliente”.

Non solo, lavorare in e per un team che non è il tuo significa anche studiare le persone che lo compongono, comprenderne le esigenze e, perché no, individuare i punti di contatto che permettono di entrare in sintonia, mantenendo tuttavia le distanze che i diversi ruoli impongono.
La cosa più gratificante? Riuscire a raggiungere entrambi gli obiettivi, quello del cliente e quello della tua Società operàri dove non vedi l’ora di tornare più carica di prima!

Valentina Vadacca

Il valore di una mamma

“Corsi e ricorsi storici” – li definirebbe il filosofo Gianbattista Vico.

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” – risponderebbe a tono Antonello Venditti.

“Se c’è stima, intesa, passione per quello che si fa, ci si ritrova. Ovunque la vita ci possa condurre” mi sento di chiosare, molto più modestamente, io.

Io che in quel lontano 2001, timidamente, fresca di laurea, muovevo i miei primi passi, iniziavo le mie prime esperienze lavorative nel mondo della consulenza, del risk management, dell’Internal Audit. E lo facevo come la giovanissima – eh, bei tempi! – del Team guidato con tanta maestria, professionalità, voglia di crescere del mio allora Senior Manager. Lo stesso che, esattamente dopo 16 anni ho ritrovato, davanti ad un ottimo sushi, per parlare (a questo punto in veste di Amministratore Delegato) di nuovi progetti e nuove prospettive, come se non fosse passato un giorno da quando le strade professionali avevano preso percorsi diversi e la mia aveva subito uno stop temporaneo in un ambiente dove essere una mamma (tris, peraltro) ed essere professionista sembrava piuttosto un ossimoro.

“Ricominciare in operàri è stato per me come mettere l’accento (e non a caso, direi) sul giusto equilibrio di donna, mamma e professionista: con la flessibilità che nulla toglie agli obiettivi da raggiungere, alle scadenze da rispettare, che sono svincolate dal dove e dal come.

In fin dei conti in operàri, con i miei colleghi, con i clienti, con i professionisti con cui mi rapporto quotidianamente, ho modo di utilizzare (e di vedere valorizzate) quelle competenze sviluppate proprio nell’essere mamma: ho imparato a gestire budget limitati, so gestire continui imprevisti, so come far funzionare ed incastrare perfettamente un team di 5 persone, tra loro molto diverse e con esigenze specifiche, portandole verso un obiettivo comune, ho imparato ad organizzare più eventi contemporaneamente, so essere un ottimo acquirente e scelgo al meglio i prodotti e i servizi giusti… chi è ancora così miope dal pensare che una mamma non possa essere una brava professionista?

Stefania Balliana